Sei esempi di Smart City abilitata con l'illuminazione pubblica

Com’è noto, buona parte delle fattispecie di Smart City possono essere abilitate facendo perno sulla rete di illuminazione pubblica. Sostanzialmente, questo accade per la sua pervasività e per il fatto di non richiedere la costruzione di infrastrutture ex novo, con tutti i benefici del caso in termini di tempi di implementazione e di costi. Quindi, quando si parla di use case di Smart City come la gestione ottimale del traffico e della viabilità, ipotesi di sorveglianza “proattiva” di certe aree, ottimizzazione dei parcheggi e della gestione dei rifiuti, ci riferiamo a ipotesi che, per poter essere implementate in concreto, richiedono almeno tre componenti: la raccolta dei dati, la trasmissione e l’elaborazione. Il primo è affidato all’IoT, cioè ai sensori, alle videocamere, ai microfoni ecc, che – appunto – possono essere distribuiti e alimentati dalla rete di illuminazione, la quale diventa in questo modo un elemento abilitante di tutti gli use case di Smart City che le municipalità – o anche le aziende – dovessero decidere di implementare.

 

Tra queste fattispecie, c’è proprio la gestione dell’illuminazione pubblica in modo più evoluto rispetto all’attuale. Non dimentichiamo, infatti, che essa si basa (nella maggior parte dei casi) su un concetto ormai estremamente superato – cioè quello dell’accensione/spegnimento in funzione dell’orario – nonché su tecnologie di illuminazione datate che ‘pesano’ sulla spesa pubblica. Quindi, anche se sembra un giro di parole, tra le fattispecie di Smart City abilitate dalla rete di illuminazione pubblica ci sono proprio gli smart o connected streetlights, ovvero i lampioni che, oltre a utilizzare la tecnologia di illuminazione LED e a godere dei risparmi relativi, sono anche connected, possono essere gestiti da remoto e variare autonomamente l’intensità luminosa in funzione dell’ambiente circostante o del rilevamento di persone e/o oggetti.

 

Questa premessa è utile per introdurre alcuni casi concreti di Smart City. A tal fine si potrebbe partire da Madrid, che oggi può vantare la presenza di 225.000 connected streetlights (fonte: IOT Analytics), monitorate h.24 e gestite completamente da remoto. Decisamente interessanti i risultati ottenuti: la medesima fonte parla infatti di un risparmio del 44% rispetto all’utilizzo delle precedenti tecnologie legacy.

Un altro esempio “da manuale” quando si parla di Smart City nel vecchio continente è Amsterdam, che ha recentemente implementato un sistema di illuminazione modulare finalizzato all’ottimizzazione della spesa e alla riduzione dell’inquinamento luminoso: curiosamente, secondo un sondaggio il 61% degli olandesi ha espressamente richiesto una riduzione dell’intensità luminosa notturna e la capitale ha risposto con un sistema smart totalmente connesso che permette la variazione automatica dell’intensità in funzione dell’ambiente, ma anche una regolazione ad hoc nel caso di interventi di polizia o situazioni di emergenza; addirittura, in certe aree ben definite sono gli stessi cittadini a poter regolare l’intensità luminosa con lo smartphone. Non solo: tra i progetti vi è ovviamente quello di utilizzare le streetlights per raccogliere informazioni sull’ambiente circostante, il che le rende un ottimo abilitatore di altri use case di Smart City. Si può ipotizzare il monitoraggio della qualità dell’aria (si pensi ai benefici, per esempio, per i soggetti asmatici), del livello della pressione sonora, ma anche lo smart parking, le videocamere di sorveglianza e mille altre fattispecie utili per le persone e per il governo di città che crescono a vista d’occhio.

 

Smart City abilitate dall’illuminazione pubblica: da Los Angeles a Jakarta

 A 2020 ormai inoltrato, gli esempi potrebbero essere moltissimi, le cui prime sperimentazioni risalgono anche a più di cinque anni fa: per esempio, nel 2015 San Diego associò all’aggiornamento della tecnologia di illuminazione (cioè al passaggio ai LED), l’integrazione di sensori, controller, trasmettitori wireless e processori integrati nei singoli lampioni, così da sfruttare l’infrastruttura esistente per la raccolta di dati e, in questo modo, decongestionare il traffico, monitorare l’ambientale e accelerare la risposta alle emergenze. Oppure, possiamo parlare di Los Angeles, che a fine 2018 poteva già contare su 165.000 connected streetlights considerate dal governo cittadino come la spina dorsale per l’implementazione di applicazioni IoT: interessante il concetto, perfettamente in linea con questo articolo, secondo cui a Los Angeles la rete di illuminazione stradale viene considerata uno Smart City HUB. In pratica, essa serve a illuminare l’ambiente ma, soprattutto, permette alla città di sperimentare e di diventare un modello di Smart City.

 

Infine, non si può non citare l’Asia, un punto di riferimento in quanto ad evoluzione tecnologica. Jakarta, per esempio, è l’imponente capitale dell’Indonesia, con una popolazione residente superiore ai 9 milioni. Essa rappresenta il perfetto esempio di megalopoli che deve puntare fortemente sulla trasformazione digitale e sull’impatto della tecnologia in previsione di un’ulteriore crescita futura: Jakarta è, infatti, una delle città con il tasso di crescita più rapido al mondo (si parla di raggiungere i 35 milioni di cittadini entro una manciata di anni). Non è un caso che il processo evolutivo in ottica 2.0 sia iniziato quasi un decennio fa, ma fino al 2017 l’immensa rete di illuminazione pubblica non poteva contare sul controllo remoto e si basava su tecnologia obsoleta: oggi, con 150.000 lampioni LED dotati di controllo remoto, non solo i consumi si sono abbassati, ma è possibile governare l’illuminazione pubblica in modo data-driven, cioè in funzione delle esigenze delle specifiche zone.

 

Infine, non si può non citare il Giappone. Alcuni anni fa fece parlare molto di sé Fujisawa, il prototipo di città smart e sostenibile, con villette ad energia zero, car free, fotovoltaico e sistemi di accumulo dell’energia presenti di serie in ogni abitazione. Sul fronte della sicurezza, e in chiara ottica smart, vennero installate decine di videocamere “smart” su tutta la rete di illuminazione pubblica, di modo tale da creare una recinzione virtuale che non imponesse alle forze dell’ordine di essere perennemente in strada, ma di intervenire solo quando allertate dal sistema. Se non è smart questo…

 

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