Micromobilità elettrica: come sfruttarla con un'infrastruttura virtuosa

Ai mezzi acquistati dai privati, vanno poi aggiunti quelli noleggiati: la pandemia da Covid19 sta influenzando le soluzioni di spostamento dei cittadini e sempre più persone preferiscono la sharing mobility al trasporto pubblico. Piacciono soprattutto le applicazioni a flusso libero, con la comodità di poter lasciare il mezzo noleggiato in un punto qualsiasi dell’area di copertura del servizio. Non mancano tuttavia le criticità, dalla sicurezza degli utenti al decoro urbano. Lo sviluppo di un’infrastruttura di supporto alla micromobilità elettrica e condivisa non solo può contribuire a risolvere questi problemi ma può favorirne una maggiore penetrazione nei trasporti cittadini.

 

Micromobilità elettrica: il boom dei monopattini

L’innamoramento degli italiani per la micromobilità elettrica è dimostrato dalla crescita vertiginosa del numero dei monopattini presenti sulle nostre strade. Come registrano i dati elaborati dall’Osservatorio nazionale Sharing Mobility, tra il dicembre 2019 e il settembre 2020, la flotta dei monopattini in condivisione è più che quintuplicata: i monopattini condivisi sono passati da 5.000 a oltre 27.000, con un’offerta di servizi presente in 17 città. La maggior parte dei servizi sono stati lanciati dopo la fine del lockdown. A questi numeri dobbiamo sommare quelli dei monopattini acquistati, soprattutto grazie all’impulso del Bonus Mobilità. Stando ai dati Gfk, nei primi sette mesi dell’anno sono stati venduti in Italia 125.000 monopattini, con un trend in forte crescita. La flotta dei veicoli elettrici in condivisione si completa considerando oltre 5.000 scooter, per il 95% elettrici, e circa 30.000 biciclette. Complessivamente, in 38 città italiane è attivo almeno un servizio di micromobilità in condivisione.

 

Micromobilità: l’infrastruttura per la sicurezza

Questa predisposizione alla micromobilità elettrica va incentivata anche dal lato dell’esperienza d’uso. Che significa, innanzitutto, più sicurezza. Secondo uno studio condotto dalle Università di Denver e New Mexico, le infrastrutture per la micromobilità rendono le strade più sicure per tutti, automobilisti inclusi. Corsie ciclabili e casa avanzata – l’area dedicata alle bici davanti la linea di arresto delle auto al semaforo – sono le soluzioni di recente normate dal Decreto Rilancio. Le corsie ciclabili possono essere rese più visibili con una buffer zone, un’area cuscinetto disegnata sull’asfalto per distanziare maggiormente bici e auto. Più sicurezza si ottiene anche con un posizionamento intelligente degli stalli per le bici, come dimostrano le best practice analizzate dalla americana National association of city transportation officials. A New York sono usate per estendere l’area di un marciapiede o creare “rifugi pedonali” nel mezzo di ampie carreggiate, rendendo più sicuro l’attraversamento. 

 

Micromobilità elettrica e infrastruttura di ricarica

Corsie dedicate e un sapiente posizionamento delle postazioni di ricarica possono migliorare la sicurezza di chi sceglie la micromobilità elettrica e allo stesso tempo, incentivare ulteriormente la scelta di questi mezzi leggeri e a impatto zero. Le stazioni di ricarica hanno un ulteriore beneficio: quello di migliorare il decoro urbano delle nostre città. Infatti, il parcheggio deregolamentato dei monopattini in sharing rischia di diventare un problema per pedoni e un’ulteriore barriera alla mobilità delle persone con disabilità. Se in Italia siamo ancora indietro su questo fronte, in altri Paesi non mancano sperimentazioni sull’utilizzo di docking station per parcheggiare e ricaricare i monopattini, un servizio offerto a chi noleggia ma teoricamente disponibile anche per chi ha un mezzo di proprietà. Riducendo i costi di gestione e ricarica per le società di noleggio le stazioni di ricarica possono, inoltre, diventare una soluzione complementare per portare la micromobilità elettrica nelle aree più periferiche e meno popolate.

Qualche esempio arriva da Usa e alcuni Paesi europei più avanti sulla micromobilità elettrica, come la Francia. Swiftmile ha già posizionato le sue docking stations in diverse metropoli. Si tratta di stazioni di ricarica e parcheggio utilizzabili da bici e monopattini, teoricamente anche da più operatori di servizi in condivisione. Diverse grandi città – da Austin a Berlino – hanno già adottato questa soluzione. A Parigi, invece, sono da poco arrivate le prime quattro stazioni di ricarica per monopattini, targate Charge, altra impresa statunitense che fornisce soluzioni differenziate per il parcheggio e la ricarica.

 

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